Generazioni

da https://www.vitazerotre.com/educazione-e-famiglia/teoria-e-pratica-educativa/diventare-nonni-tra-gioie-e-confitti-la-relazione-con-i-neo-genitori/

Siete papà e mamma da molti anni quando, i vostri figli, ormai cresciuti, lasciano il vostro nido per dare inizio a una nuova, altra, famiglia. A un certo punto, il nido ricreato dalla giovane coppia, sta per ospitare una piccola vita. Ecco che i figli diventano genitori, proprio come voi. La relazione tra neo-genitori e genitori senior è ora da considerarsi simmetrica e non più subordinata: è un rapporto alla pari, da genitori a genitori. L’aver appreso l’arrivo di un nipotino rappresenta soltanto il primo minuscolo scalino dell’intero percorso. Occorrerà una certa dose di sensibilità per garantire la reciproca comprensione e collaborazione. Sarà necessario ripensare a un nuovo equilibrio familiare in grado di considerare, con adeguato rispetto, ciascun membro.

Di nonni impegnati con i loro nipotini se ne vedono molti. Al parco, davanti alle scuole, in giro per la città, … tanto che due sociologhe francesi (Attias-Donfut, Segalen, 2015) hanno ribattezzato  il nuovo millennio come “Il secolo dei nonni”, definizione che segue quella de “Il secolo del fanciullo” (il Novecento) che diede la scrittrice Ellen Key per evidenziare la riscoperta e valorizzazione pedagogica-sociale del bambino.
Una premessa è doverosa per non cadere in inutili generalizzazioni. Ogni bambino/a è unico, ogni genitore ha uno stile e una storia del tutto personale, ogni famiglia è quindi irripetibile, così come ogni nonno (e nonna) lo è a modo proprio.

La cosiddetta nonnità è sicuramente influenzata dal contesto storico culturale nella quale si esprime: vi è certamente stato un considerevole cambiamento tra i nonni di ieri – perlopiù autoritari, distaccati, duri conservatori dell’ordine morale – e i nonni di oggi, appartenenti alla cosiddetta “generazione fortunata” (Vegetti Finzi, 2008, p. 49), quella che ha vissuto il “boom economico”, quindi mediamente più benestante, che ha potuto beneficiare dei progressi in ambito medico e dell’aumento della prospettiva di vita. I nonni di oggi fanno parte inoltre di una generazione che ha sicuramente concorso – direttamente o indirettamente – al processo di modernizzazione della collettività, attivando la graduale conquista di nuovi valori sociali e culturali (pensiamo ad esempio al movimento femminista, all’accettazione pubblica di alcune questioni relative a scelte personali quali il divorzio, l’aborto e così via…). É stato osservato come, i nonni di questa generazione, siano mediamente più disponibili, comprensivi, flessibili, teneri e affettuosi nel relazionarsi con i loro nipoti.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda il fatto che mentre si può programmare (grossomodo) se e quando diventare genitori, non è possibile decidere quando diventare nonni. Lo status di nonno inizia dopo un annuncio, che lo si desiderasse oppure no. Possiamo ora immaginare due situazioni estreme, quella di nonni assenti, che non si preoccupano dei nipoti e si dedicano totalmente alla loro vita. Condizione che, seppure fatta nel rispetto del libero arbitrio, esclude certamente l’opportunità di sperimentare l’importante condivisione intergenerazionale. Quella di nonni super sfruttati o super invadenti, i quali si occupano totalmente, o quasi, dei nipoti. Il rischio è di confondere il loro ruolo con quello dei genitori e di minare disagi nella struttura familiare, oltre che possibili disequilibri nella crescita dei nipoti.

La situazione ideale è rappresentata dai nonni “sufficientemente adeguati”, presenti, disponibili ma non invadenti e giudicanti. Purtroppo non sempre è automatico o innato saper agire nel modo più opportuno. Scrive Giuseppe Zanniello (2013, p. 27): «I nonni capaci di aiutare efficacemente le nuove famiglie, non si ritengono indispensabili, ma si limitano ad essere affettuosi e interessati; si mostrano sempre disponibili, se sollecitati dalla giovane coppia – quando è conveniente e necessario -, ad aiutarla nel risolvere un problema, con generosità, affetto e comprensione, rispettando la loro indipendenza, senza intromettersi nella loro vita, muovendosi sempre con discrezione».

Capita invece che, vuoi per l’entusiasmo di rivivere l’esperienza di una nuova vita (appartenente tra l’altro alla propria filiazione), vuoi per sottolineare la propria competenza genitoriale (“ci sono passato/a prima di te”), alcuni nonni dimenticano un concetto fondamentale: i primi responsabili verso i figli sono i loro genitori. D’altra parte, la “generazione di mezzo”, ha il dovere di riflettere e considerare l’importanza della nonnità nel vissuto dei figli-nipoti e di non escluderla. Semmai, quando occorre, dovrebbe sottolineare il suo diritto alla responsabilità primaria di cura e di scelta educativa.

I nonni, invece, anche quando non condividono pienamente tali scelte, dovranno considerare il loro ruolo come complementare – e non principale. In tal modo si eviterebbero molti di quei conflitti e malumori che non fanno mai bene a nessuno.

In un contesto così realizzato, i nonni diventerebbero una reale risorsa per genitori e nipoti. Cito il professor Enzo Catarsi (2008, p. 128): «L’esperienza dimostra che nonni e genitori costituiscono per il bambino due realtà diverse e complementari, entrambe necessarie alla sua crescita». Dunque, se la presenza dei nonni nella vita e nell’educazione dei nipoti è certamente importante, quella dei genitori è fondamentale (ovviamente sono escluse in questo ambito le situazioni estreme, ad esempio quando uno o entrambi i genitori non svolgono il loro compito nel pieno interesse del minore).

Scrive una mamma:

«É giusto che i nonni in presenza dei genitori o almeno di uno dei due, rimproverino il bambino di 16 mesi dicendo: "No! Non si fa" con un tono deciso e il genitore non ha nemmeno il tempo di rispondere o intervenire?».

Sicuramente no se questi si muovono “al posto” dei genitori, la risposta dipenderà ad ogni modo da “cosa” il rimprovero fa riferimento. Se il bambino, ad esempio, è in prossimità di uno dei due nonni e sta per afferrare un oggetto pericoloso, bollente, tagliente, insomma è a repentaglio (reale) la sua incolumità, certo non si potrà attendere. L’intervento dell’adulto, anche se non è il genitore, deve essere immediato e guidato dal buon senso. Altra questione è invece se la regola o il divieto stabilito dai nonni non tiene conto di quello prescritto e deciso dai genitori. Per fare un esempio: la mamma o il papà credono sia un bene che il proprio figlio possa muoversi ed esplorare l’ambiente in autonomia e decidono, quindi, di intervenire solo quando è strettamente necessario. Certamente non potranno accettare che uno o entrambi i nonni vietino questa libertà motoria, mossi probabilmente dall’ansia verso eventuali pericoli di cadute e ruzzoloni. In una situazione del genere, comunque, anziché chiedersi se sia giusto oppure no l’intervento dei nonni, sarebbe opportuno lasciare spazio al dialogo, allo scopo di far comprendere le motivazioni delle proprie scelte educative.

Soprattutto in presenza di un neonato capita che, quando piange, la mamma (del genitore) o la suocera parta in “missione consolatoria” prima che lo possa fare la mamma o il papà del piccolo. Anche in situazioni simili è sempre meglio parlare e spiegare, anziché offendersi, arrabbiarsi ed entrare in un circuito di rifiuto/negazione dell’altro. Chiedere sinceramente e in maniera esplicita di attendere che siano loro, i genitori, a intervenire, è la scelta migliore ed è mossa semplicemente dal bisogno – e diritto – di sintonizzarsi con il bambino/a in tutta serenità.
Dai primi giorni si pongono le basi per una futura collaborazione interfamiliare e lo si fa per il bene dei bambini, ai quali sicuramente non interessano le competizioni fra persone tanto (e tutte) importanti. Bisogna fare in modo che le divergenze non diventino conflitti:  i genitori non pretendono che i nonni si comportino esattamente come vogliono loro e i nonni non agiscono con troppa invadenza nel nucleo familiare creato dalla giovane coppia e mantengono invece la bonne distance (Mietkiewicz, Schneider, 2013 p. 9).

Si dice comunemente che i nonni concedono qualche vizio ai loro nipoti, talvolta trasgredendo alcune regole genitoriali. Una sincera collaborazione educativa nonni-genitori richiede invece il rinforzo da parte dei primi delle indicazioni disciplinari che i genitori vorrebbero per i loro figli. I nonni dovrebbero cercare di evitare il più possibile le contraddizioni pedagogiche (ad esempio, se al bambino/a viene richiesto di mangiare seduto a tavola e non altrove, tale regola sarà rispettata anche a casa dei nonni) e permettere quel continuum educativo capace di sostenere e orientare il piccolo durante la sua formazione. È importante inoltre che, qualora non fossero d’accordo con le scelte dei genitori, anziché criticarli in presenza dei nipoti, cerchino il confronto in separata sede. Questo vale certamente anche per nuore, generi e figli.

Dal canto loro, i genitori, dovrebbero impegnarsi a stabilire poche regole, semplici e realmente necessarie, rendendo in tal modo possibile la condivisione e il confronto anziché avanzare ansie sulla cura del bambino o sull’educazione desiderata. Le preoccupazioni eccessive, altro non fanno che minare la spontaneità del rapporto nonni-nipoti. I nonni sono figure importanti, rinforzano il senso di appartenenza e svolgono un ruolo affettivo fondamentale: «Sociologicamente ed eticamente, i nonni non hanno la responsabilità dell’educazione e della formazione dei nipoti, però non sono esentati da una responsabilità affettiva, che li porta a dare loro buon esempio, indicazioni e incoraggiamenti» (Di Sandro 2013, p. 94).

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